I segreti di Rocca Flea a Gualdo Tadino

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In uno splendido scenario naturalistico, sorge questa suggestiva Rocca al cui interno sono esposte opere di altissimo valore.

Siamo a Rocca Flea, che si erge nella parte alta di Gualdo Tadino. Rappresenta uno degli esempi più significativi di architettura fortificata italiana del basso Medioevo e fu edificata inglobando un antichissimo luogo di culto dedicato a San Michele Arcangelo fondato in epoca longobarda (sec. VIII-IX), chiamato Sant’Angelo di Flea (dal vicino fiume Flebeo, poi chiamato Feo che compare già in documenti del XII secolo). Visitabile con un percorso ben strutturato, l’intero complesso, comprende gli splendidi giardini che ne fanno da cornice e che risultano molto curati. Sempre contesa da Gubbio e Perugia, la rocca fu restaurata ed ampliata da Federico II di Svevia nel 1242.  Ebbe altri ospiti illustri come Federico da Montefeltro, che per tutto l’inverno tra il 1442 e il 1443 vi si accampò con il suo esercito, Federico III d’Asburgo, Isabella d’Este, Lucrezia Borgia , Cesare Borgia, Clemente VII. Dopo essere stata trasformata in palazzo signorile, agli inizi dell’Ottocento divenne un carcere, prima femminile e poi, dal 1888, mandamentale.

 😎 LA CHIESA DI SANT’ANGELO DI FLEA

Fu il primo edificio eretto dai benedettini alle pendici del Monte Serrasanta (sec. X) e costituisce con ogni probabilità il nucleo originario della Rocca. Tra i vari frammenti decorativi presenti sulle pareti, il più caratteristico è senza dubbio un affresco del così detto Vultus Trifrons, una figura a tre teste, simbolo della trinità: l’allegoria, tipicamente medievale, della figura umana tricefala indica come una sola essenza, mantenendo la propria natura, possa manifestarsi in tre entità diverse. L’uso del vultus trifrons, fu contestato già a partire dal Medio Evo, poiché lasciava trasparire un’evidente ambiguità. Sotto Papa Urbano VIII, nel 1628 questo tipo di rappresentazione della trinità fu dichiarata addirittura eretica, per i possibili rimandi alle figure infernali di Cerbero e Lucifero. Esempi umbri di volti trifrons si trovano ancora a Vallo di Nera sulla navata della chiesa di Santa Maria Assunta (che regge un libro su cui è scritto PATER ET FILIUS ET SPIRITUS SANCTUS ET TRES UNUM SUNT) e a Perugia, in un affresco quattrocentesco posto sulla facciata antica della Basilica di San Pietro, dove la figura ha sembianze ambigue e vagamente femminili.

Qui, all’interno della chiesetta,  la raffigurazione della trinità è ancora più singolare perché ci viene mostrata come un uomo a tre teste poste di prospetto, rispettivamente disgiunte, ma unite in un unico corpo. Si noti anche il particolare di atri due occhi in alto a destra, che fanno parte di una figura affrescata precedentemente, comparsa con il distaccamento dello strato superiore.

😮 LA PINACOTECA

Muovendosi tra le sale del palazzo si giunge finalmente alla Pinacoteca che comprende opere provenienti in massima parte dalle chiese della zona, pienamente rappresentative della cultura figurativa di confine fra Umbria e Marche.  Tra le varie opere d’arte esposte, spiccano sicuramente il polittico del 1471 di Niccolò di Liberatore, detto l’Alunno, considerata unanimemente dalla critica il suo capolavoro. Di notevole interesse i dipinti del capostipite della scuola locale Matteo da Gualdo, di cui si riporta la splendida “Madonna in trono con i Santi” del 1462 e un’Incoronazione della Vergine del 1473 del senese Sano di Pietro, della quale proponiamo un bellissimo dettaglio.

L’opera d’arte più antica della Pinacoteca è il crocefisso ligneo sagomato, opera di un pittore umbro noto sotto lo pseudonimo di Maestro della Santa Chiara e proveniente dalla chiesa di San Francesco di Gualdo Tadino, databile intorno alla seconda metà del XIII secolo. Un Cristo ricurvo e sofferente (Patiens), morto sulla croce e con gli occhi chiusi che cominciò a sostituire proprio in quel secolo (si pensi alle opere di Cimabue e Giunta Pisano) la raffigurazione sulla croce del Gesù eretto e trionfante (Triumphans),  imperturbabile e con gli occhi spalancati, quindi vittorioso sulla morte e eternamente vivo (ne è un classico esempio il Crocifisso di San Damiano di Assisi che parlò a San Francesco).

 🙂 LE CERAMICHE A LUSTRO

La rocca conserva ancora il museo civico dedicato alle ceramiche a lustro caratteristiche di Gualdo Tadino. Il lustro è un’antica tecnica di decorazione che, attraverso l’applicazione di un impasto di sali metallici e argilla e una speciale cottura, produce effetti cromatici meravigliosi e iridescenti, di colore giallo oro, rosso rubino, argento. Di origine mediorientale, il lustro ebbe grande diffusione nell’arte ceramica araba, giungendo verso la metà del Quattrocento a Deruta e in pochi altri centri italiani.

Ancora da annoverare, la splendida Sala del Comune con il soffitto a cassettoni con colorate pianelle in terracotta dipinta e la sezione archeologica, con reperti che testimoniano il popolamento di Gualdo Tadino dalla preistoria al medioevo.

 

 🙂 RINGRAZIAMENTI

Si rigrazia per la gentilezza e disponibilità Catia Monacelli, direttore Museo Civico Rocca Flea e polo Museale città di gualdo Tadino (polomusealegualdotadino.it) e Sara Sabbatini che ci ha accompagnato e guidato per tutto il percorso della Rocca.

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