I bassorilievi del Duomo di Orvieto

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Le incredibili scene dei bassorilievi del magnifico Duomo di Orvieto sono vere e proprie narrazioni dell’umanità dalle origini alla fine del mondo.

Siamo ad Orvieto, una città incantevole dove è un piacere solo passeggiare tra le vie che la percorrono. Ed è sempre mozzafiato la visione del Duomo di Orvieto che appare meravigliosamente percorrendo le stradine che vi conducono e che sembrano volerlo nascondere alla vista globale fino alla sua completa apparizione; una di queste vie è dedicata a Lorenzo Maitani, il celebre scultore e architetto italiano che fu capomastro della cattedrale per la realizzazione della facciata sicuramente dal 1310 al 1330, anno della sua morte.

 😎 LA FACCIATA

Il duomo con la sua facciata sembra splendere di luce propria ed esplode in tutto il suo splendore all’ingresso nella piazza. Esso rappresenta da solo un immenso museo di storia e cultura, una sintesi straordinaria delle maggiori arti figurative: architettura, scultura, pittura. Grandi edicole e nicchie accolgono le statue dei profeti e degli apostoli. Tutta l’opera architettonica e scultorea è poi arricchita da immensi mosaici, ispirati a scene sacre e risplendenti di colori e di oro che, soprattutto al tramonto, rendono l’immagine complessiva un quadro di emozionante e struggente bellezza.

😛 I BASSORILIEVI

I 3 meravigliosi portali della cattedrale sono delimitati da 4 grandi pilastri rivestiti con splendidi bassorilievi. Le scene, su registri diversi e divise da tralci d’acanto, di edera e di vite, illustrano, con raffinata sapienza narrativa e con preciso intento didattico-pedagogico le Sacre Scritture: si pensi a quello che potevano rappresentare per un normale visitatore medievale che, spesso impossibilitato a leggere o a scrivere perché analfabeta, vedeva lì raffigurate le storie dell’Antico e Nuovo Testamento, una vera e propria Biblia pauperum (trad: Bibbia dei poveri).

Nel primo pilastro si contemplano le Storie della Genesi con scene realistiche che si leggono dal basso in alto e da sinistra a destra: dalla creazione del mondo e dell’uomo, a quella di Eva, alla vita nell’Eden, il peccato originale, e la raffigurazione della stirpe maledetta di Caino al peccato originale fino all’uccisione di Abele a la raffigurazione delle arti liberali. Soprattutto nella scena del peccato originale si nota un particolare interessante: l’anomala (ma non troppo) allusione al fico come frutto proibito. In realtà nel medioevo era credenza che il fico e non il melo, fosse l’albero della tentazione. Il malinteso nasce da una versione del Vecchio Testamento dove era riportato il termine pomum per indicare il frutto raccolto da Eva; tale termine, tradotto erroneamente come mela, in senso più generale, indica però un generico frutto e nessuno in particolare. L’albero del fico (ficus ruminalis, che pare derivi dal latino ruma, ovvero mammella), se spezzato in una qualsiasi delle sue parti, produce un liquido bianco, simile al latte, che rimanda anche visivamente all’idea di fertilità e abbondanza nonché alla sfera della sessualità. Per questo motivo, nella cultura giudaico cristiana, finì per assumere una connotazione simbolica negativa legata all’istinto e alla tentazione peccaminosa (ed Adamo ed Eva, scacciati dal paradiso, per vergogna usarono proprio la foglia del fico per coprirsi le parti più intime).

Nel secondo pilastro sono ancora rappresentate scene del Vecchio Testamento ed eventi messianici, con la raffigurazione dell’albero di Jesse che rappresenta la genealogia di Cristo, ai cui piedi è lo stesso Jesse che dorme.

Nel terzo pilastro si narrano le storie del Nuovo Testamento con, in basso, Abramo che dorme e profeti.  Dal terzo registro si susseguono le Storie della vita di Cristo, dall’Annunciazione alla Resurrezione.

Nel quarto e ultimo pilastro è scolpita l’apocalittica visione del Giudizio Universale, con la Resurrezione e la contrapposizione tra i Dannati destinati alle pene dell’Inferno e gli Eletti che si avviano verso il Paradiso, anticipati dal corteo di Santi e Sante. Si noti ad esempio il particolare seguente della scena degli Inferi dove è evidente tutto il senso realistico delle sculture, con i corpi magri e indeboliti dai patimenti, ma pur sempre rivestiti di carne, dei condannati e quelli dissennati e scheletriti dei demoni. Emerge in basso al centro una figura esausta e spezzata, svuotata di ogni resistenza e consistenza, la testa piegata sul petto, la bocca dischiusa dalla quale pare esca l’ultimo rantolo, i capelli sparsi sul volto e il braccio sinistro divorato e lacerato da una bestia immonda.

😯 CURIOSITÀ

Alla morte di Lorenzo Maitani i lavori della facciata proseguirono grazie all’intervento di altri e numerosi artisti che si succedettero, ciascuno per un breve periodo, alla carica di capomastro e i cui contributi individuali sono difficili da rintracciare.

Grazie alla sua opera e al suo stile ispirato all’arte Senese e Francese e alla sicura attribuzione dei bassorilievi del primo e del quarto pilastro del Duomo di Orvieto, la grande figura dell’architetto e scultore italiano rimane per sempre impressa nella storia dell’arte. Oggi la tradizione, ama riconoscere tra i Santi scolpiti del quarto registro del giudizio universale, lo stesso Maitani, nella figura con la squadra in spalla (sulla sinistra).

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