Un lago “alpino” tra gli Appennini

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L’indimenticabile scenario del lago di Piediluco, di suggestiva bellezza, attira da sempre artisti, poeti e pittori da tutto il mondo.

A pochi chilometri da Terni e dal parco fluviale del fiume Nera, il lago di Piediluco è uno dei migliori spettacoli naturalistici italiani: circondato da boschi, immerso nella natura, non ha nulla a che invidiare ad altri più famosi laghi europei. Quello di Piediluco in effetti è il più grande bacino lacustre naturale della regione dopo il più popolare Trasimeno e presenta un paesaggio da lago alpino, incastonato tra i monti dell’Appennino. Chi viene in Umbria anche solo per pochi giorni, non può non passare qui ad ammirare il luogo. 

 😎  LE ORIGINI

Si è ipotizzato che, nel periodo della sua massima estensione, un più imponente lago di nome Velino abbia ricoperto la quasi totalità della piana reatina, spingendosi sino al ciglione delle Marmore. Per bonificare la piana, resa acquitrinosa e malsana dalle frequenti inondazioni, nel 271 a.C. il console romano Curio Dentato fece scavare nella roccia un canale a cielo aperto che, partendo dal braccio occidentale, portava le acque fino a Marmore, da dove ancora oggi precipitano nel sottostante fiume Nera. Nacque così la Cascata delle Marmore. Il parziale prosciugamento del ‘Lacus Velinus’, dovuto alla costruzione artificiale, modificò l’intero ecosistema della zona. L’attuale lago è collocato a circa 370 metri sul livello del mare e la sua profondità non supera mai i 20 metri. Dalle sue acque si eleva un monte di forma conica noto come Montagna dell’Eco; l’appellativo è dovuto all’eccezionale fenomeno che consente perfino di ascoltare il ripetersi di due versi endecasillabi. Dalle sponde del lago si vede in lontananza, adagiato sulle pendici di un monte, il pittoresco paesino di Labro, distante 8,5 km, che in pochi minuti di automobile può essere raggiunto per godere di una passeggiata al di fuori del tempo.

😎  PIEDILUCO

Il lago prende il nome da Piediluco, pittoresco centro il cui nome significa ai piedi del bosco sacro“. Con un assetto rimasto quello del medioevo, con le sue basse casette colorate, è in realtà dislocato nello stretto lembo di terra che corre tra il lago ed il monte. Il paese è dominato dai resti della Rocca Albornoz risalente al XI secolo, ormai in parte in rovina, che rimane pur sempre superba ed imponente. Da non perdere, una visita alla Chiesa di San Francesco edificata intorno al 1338 per ricordare la visita di San Francesco nel borgo. Sulle porte di ingresso alla chiesa si possono ammirare bassorilievi raffiguranti pesci e strumenti per la pesca nel lago. 

😯 CURIOSITÀ: 

Il lago, nel corso dei secoli, ha sempre affascinato artisti, poeti, pittori ed importanti personaggi storici. Anche Goethe, nel suo Viaggio in Italia, annovera tra le bellezze visitate in Umbria i dintorni di Terni e il paesaggio lacustre di Piediluco, un  luogo che tra l’altro, venne elogiato per le sue bellezze naturali dallo scrittore latino Virgilio nella sua opera più grande l’Eneide

“Nell’irruenza della cascata, nella dilatazione valliva, e più a monte nella polla sacrale di Piediluco, questo paesaggio mantiene per il viaggiatore il senso del mistero, come se preservasse nei propri anfratti le arcane sorgenti del mito”.
(Goethe, Viaggio in Italia)

Ma il lago di Piediluco venne catturato anche nelle tele di pittori famosi come Jean-BaptisteCamille Corot, vero e proprio cultore della rappresentazione “en plein air“, cioè “all’aria aperta”. In questa sua opera del 1826 dal titolo “Lago di Piediluco, Umbria” e conservata al museo Ashmolean di Oxford, i tratti dipinti riproducono talmente bene il paesaggio che diventa quasi impossibile distinguere la finzione dalla realtà.

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