
Tra Spoleto e Assisi sono ancora oggi custoditi due preziosi autografi che permettono di avvicinarsi alla dimensione più personale della vita di Francesco.
Quando si pensa a San Francesco d’Assisi, vengono subito alla mente la Basilica di Assisi, il Cantico delle Creature, la povertà, la predicazione e i grandi luoghi della spiritualità francescana in Umbria. Esiste però una dimensione più intima della sua vicenda, fatta di rapporti personali, amicizie e parole affidate alla scrittura. In questo contesto, un ruolo particolarmente significativo è quello di frate Leone, tra i compagni più vicini a Francesco, che lo accompagnò in numerosi e importanti momenti della sua vita.
A lui sono legati due documenti di straordinario valore: la Lettera a frate Leone, conservata nel Duomo di Spoleto, e la Chartula, custodita presso la Basilica di San Francesco ad Assisi.
Queste costituiscono le uniche testimonianze autografe certe vergate direttamente dalla mano di Francesco, a differenza di altri testi a lui attribuiti, come il Testamento, che fu invece dettato. Questi brevi documenti offrono quindi una testimonianza particolarmente preziosa della scrittura di Francesco e della sua conoscenza del latino, assolutamente modesta ed essenziale, maturata attraverso la formazione giovanile e la familiarità con le letture liturgiche, più che attraverso una vera e propria preparazione accademica.
😯 LA LETTERA A FRATE LEONE
La Lettera a frate Leone (lettera spoletina) è una piccola pergamena (5,5 x 12,5 cm), oggi conservata nel Duomo di Spoleto. Il documento è particolarmente importante perché permette di conoscere un aspetto molto personale del rapporto tra Francesco e il suo compagno. Leone stava attraversando un momento di difficoltà e si rivolse a Francesco per ricevere un consiglio. La risposta del santo non è una semplice indicazione, ma un invito a guardare dentro di sé e a seguire ciò che, secondo la propria coscienza, permette maggiormente di piacere a Dio e di vivere nella povertà. La lettera rivela così una particolare delicatezza nel modo in cui Francesco si rapportava con i suoi frati: consigliare senza imporre, lasciare spazio alla libertà personale e, allo stesso tempo, offrire la propria vicinanza. È proprio questa dimensione intima a rendere la pergamena di Spoleto una delle testimonianze più affascinanti del francescanesimo in Umbria.

EDIZIONE CRITICA – TESTO IN LATINO:
F(rater) Leo, f(rater) Fra(n)cissco tuo sa-
lute(m) et pace(m). Ita dico tibi
fili mei, sicut mat(er): q(ui)a
o(mn)ia v(er)ba, que diximus
i(n) via, brevit(er) in hoc v(er)bo
dispono (et) co(n)silio, (et) si
dopo [tibi?] oportet p(ro)pt(er)
co(n)siliu(m) venire ad me
q(ui)a ita co(n)silio tibi: i(n) q<u>o-
cu(m)q(ue) modo melius vi-
det(ur) t(ibi) placere D(omi)no Deo
(et) seq(ui) vestigia(m) (et) pa-
up(er)tate(m) sua(m) faciatis
cu(m) beneditione D(omi)ni
Dei (et) mea obedientia.
(Et) si tibi est necesar(ium)
anima(m) tua(m) p(ro)pt(er) alia(m)
co(n)solatione(m) tua (et) vis,
venire ad me, ve[ni]
TRADUZIONE:
A Frate Leone, frate Francesco tuo, salute e pace. Così ti dico, figlio mio, come una madre, che tutte le cose che ci siamo detti brevemente, in una parola, te le riassumo, dispongo e consiglio, e non serve che per avere consiglio tu venga a me. Per cui ti consiglio: in qualunque modo ti sembri meglio piacere al Signore Dio e seguirne le orme e la povertà, fatelo, con la benedizione del Signore Dio e della obbedienza a me. Ma se ti è necessario, per la tua anima, e per tua ulteriore consolazione e forza, tornare da me, vieni.
😯 LA CHARTULA DI SAN FRANCESCO
Ancora più conosciuta è la Chartula di San Francesco (Chartula fratri Leonis), il foglietto con la Benedizione a frate Leone. Francesco la scrisse sul monte della Verna nel settembre 1224, due anni prima di morire. L’antica pergamena di 10 x 14 cm è custodita nel Sacro Convento di Assisi, mentre una copia è esposta nella cappella di san Nicola, nella basilica inferiore di San Francesco. La parte posteriore del foglio contiene le Lodi di Dio Altissimo (Laudes Dei altissimi). La tradizione racconta che Leone stesse vivendo un momento di particolare difficoltà interiore. Francesco gli affidò quindi una benedizione personale, accompagnandola con una preghiera di lode a Dio. Leone conservo questa piccola pergamenta sempre con sé, piegata a metà, come ricordo personale e come reliquia del suo legame con il santo, aggiungendovi nel tempo alcune annotazioni a inchiostro rosso.
Il testo della benedizione corrisponde quasi completamente alla “Benedizione di Aronne” del Libro dei Numeri (Nm 6, 24-26).

EDIZIONE CRITICA – TESTO IN LATINO:
Benedicat tibi D(omi)n(u)s (et) custo-
diat te. Oste(n)dat faciem
sua(m) tibi (et) misereat(ur) tui.
Co(n)vertat vultu(m) suu(m) ad te
(et) det tibi pace(m).
D(omi)n(u)s bene-
dicat
f(rater) Leo, te.
TRADUZIONE:
Il Signore ti benedica e ti custodisca. Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.
Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace.
Il Signore benedica te, frate Leone.
🙂 IL TAU E LA BENEDIZIONE A FRATE LEONE
Sulla Chartula compare anche il Tau, uno dei simboli più importanti della spiritualità francescana e particolarmente caro a Francesco. Il documento assume quindi un valore ancora più particolare: non è soltanto un testo religioso, ma una vera e propria testimonianza personale del rapporto tra Francesco e Leone. La sua scrittura, la benedizione e le Lodi di Dio Altissimo raccontano un momento di grande intensità spirituale. Per chi visita i luoghi francescani dell’Umbria, poter conoscere la storia di questa piccola pergamena significa avvicinarsi alla figura di Francesco anche attraverso un aspetto meno conosciuto e più intimo della sua vita.
😯 LE ANNOTAZIONI DI FRATE LEONE
- Testo latino: «Beatus Franciscus duobus annis ante mortem suam fecit quadragesimam in loco Alvernae ad honorem beatae Virginis Mariae et beati Michaelis archangeli a festo Assumptionis sanctae Mariae usque ad festum sancti Michaelis septembris; et facta est super eum manus Domini per visionem et allocutionem seraphim et impressionem stigmatum Christi in corpore suo. Fecit has laudes ex alio latere cartulae scriptas et manu sua scripsit, gratias agens Domino de beneficio sibi collato.»
- Traduzione: «Il beato Francesco, due anni prima della sua morte, fece una quaresima nel luogo della Verna ad onore della beata Vergine Maria e del beato Michele arcangelo, dalla festa dell’Assunzione di santa Maria fino alla festa di san Michele di settembre; e fu fatta su di lui la mano del Signore, attraverso la visione e le parole di un serafino e l’impressione delle stimmate di Cristo nel suo corpo. Compose queste lodi scritte sull’altro lato della pergamena e le scrisse di sua mano, rendendo grazie al Signore per il beneficio a lui concesso.»
- Testo latino: Beatus Franciscus scripsit manu sua istam benedictionem mihi fratri Leoni.
- Traduzione: Il beato Francesco scrisse di sua mano questa benedizione a me, frate Leone.»
- Testo latino: Simili modo fecit hoc signum thau cum capite manu sua.
- Traduzione: Allo stesso modo fece di sua mano questo segno del Tau con la testa.» (Nota: la “testa” fa riferimento al disegno di un capo umano o di una roccia su cui poggia la croce).
Grazie all’inchiostro rosso di Leone (un pigmento a base di cinabro), gli storici hanno la certezza assoluta che la Chartula sia uno dei pochissimi autografi originali di San Francesco arrivati intatti fino ai nostri giorni.